Apporti in natura nelle società di capitali e relazione di stima


Una questione dibattuta nelle società di capitali riguarda la necessità o meno di prevedere una relazione giurata di stima per gli apporti in natura che non vengono imputati a capitale.

Occorre anzitutto evidenziare che gli apporti in denaro ed in natura non sono espressamente disciplinati dal legislatore, ma sono ritenuti leciti dal momento che nessuna norma e nessun principio societario o civilistico li vietano.

Gli apporti in natura devono essere distinti dai conferimenti e dai finanziamenti dei soci; in particolare, si distinguono dai conferimenti in quanto, pur rappresentando una delle forme attraverso cui i soci dotano la società di risorse per svolgere l’attività d’impresa, il loro eventuale ingresso a titolo definitivo nel patrimonio sociale non implica necessariamente un’imputazione a capitale, essi rappresentano invece – in tal caso – riserve che non sono soggette alle regole che sovrintendono alla formazione, all’incremento e alla riduzione del capitale. Poi, a differenza dei finanziamenti, gli apporti acquisiti a titolo definitivo nel patrimonio sociale non implicano alcun obbligo restitutorio della società e non possono mai contemplare forme di remunerazione assimilabili alla produzione di interessi che invece caratterizzano i finanziamenti.

Autorevole dottrina, inoltre, ha evidenziato che  gli apporti a patrimonio, in denaro o in natura, ove rappresentanti versamenti a fondo perduto/in conto capitale sono da considerare a tutti gli effetti parte del patrimonio netto della società, nello specifico una posta assimilabile alle riserve.

Per tornare alla domanda iniziale, occorre comprendere se nel caso in cui un socio apporti, in maniera spontanea e definitiva, un bene in natura nel patrimonio sociale, sia indispensabile applicare per analogia la disciplina dei conferimenti e quindi far predisporre una relazione giurata di stima ai sensi dagli artt. 2343 ss. e 2465 c.c.

Occorre distinguere varie ipotesi. In primo luogo, si ritiene necessaria la perizia di stima quando vi è “destinazione” di beni in natura, ossia si prevede un vincolo di risorse ad uno scopo, e non “attribuzione”. Quando vi è destinazione ad uno scopo, infatti, si avrà investimento e quindi voci di patrimonio netto che richiedono una perizia di stima; l’attribuzione, invece, crea passività reali, ovvero indebitamento, e non richiede una perizia di stima. Di conseguenza, quando il socio che effettua l’apporto e la società intendono realizzare una destinazione, ponendo in essere un apporto spontaneo, prevedendo che lo stesso sia – in tempi più o meno brevi – imputato a capitale, sicuramente dovrà essere predisposta una perizia di stima.

Al contrario, non vi è necessità di prevedere una relazione di stima quando l’apporto si realizza nell’ambito di un programma negoziale che esclude espressamente l’imputabilità a capitale della possibile riserva che emerge; in tale ipotesi, infatti, la permanente destinazione della riserva esclude la sussistenza di qualsiasi rischio.

Altra fattispecie da analizzare è quella in cui le parti nel momento in cui è effettuato l’apporto spontaneo non hanno un programma negoziale che preveda un futuro aumento di capitale: in tale ipotesi l’apporto può essere qualificato come versamento a fondo perduto/in conto capitale, entrante a far parte del netto, che si caratterizza per l’oggetto dell’apporto diverso dal denaro ma che non richiede alcuna perizia di stima.

In breve, nel caso di apporti spontanei, non è necessaria alcuna perizia di stima ad eccezione della prima ipotesi suddetta ovvero quando le parti sin dal primo momento manifestano la loro intenzione di una successiva imputazione a capitale.

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Contributions in kind in joint-stock companies and valuation report

A debated issue in joint-stock companies concerns the need or not to provide for a sworn appraisal report for contributions in kind that are not imputed to capital.

First of all, it should be highlighted that contributions in money and in kind are not expressly regulated by the legislator, but are considered lawful since no corporate or civil law rule or principle prohibits them.

Contributions in kind must be distinguished from contributions and financing by members; in particular, they are distinguished from contributions in that, although they represent one of the forms through which members provide the company with resources to carry out business activities, their eventual definitive entry into the company assets does not necessarily imply an imputation to capital, they instead represent – in this case – reserves that are not subject to the rules that govern the formation, increase and reduction of capital. Then, unlike financing, definitive contributions to the company’s assets do not imply any obligation to repay the company and can never include forms of remuneration similar to the production of interest that instead characterize financing.

Furthermore, authoritative doctrine has highlighted that contributions to the assets, in cash or in kind, where they represent non-repayable/capital payments, are to be considered to all intents and purposes part of the company’s net assets, specifically an item similar to reserves.

To return to the initial question, it is necessary to understand whether, in the event that a partner contributes, spontaneously and definitively, an asset in kind to the company’s assets, it is essential to apply the rules on contributions by analogy and therefore have a sworn appraisal report prepared pursuant to articles 2343 et seq. and 2465 of the Civil Code.

It is necessary to distinguish various hypotheses. First of all, an appraisal report is considered necessary when there is a “destination” of assets in kind, that is, a restriction of resources to a purpose is foreseen, and not “attribution”. When there is a destination for a purpose, in fact, there will be an investment and therefore items of net worth that require an appraisal report; the attribution, on the other hand, creates real liabilities, or indebtedness, and does not require an appraisal report. Consequently, when the partner making the contribution and the company intend to realize a destination, making a spontaneous contribution, foreseeing that the same will be – in a more or less short time – attributed to capital, an appraisal report will certainly have to be prepared.

On the contrary, there is no need to provide for an appraisal report when the contribution is made within the scope of a negotiation program that expressly excludes the imputability to capital of the possible reserve that emerges; in this case, in fact, the permanent destination of the reserve excludes the existence of any risk.

Another case to be analyzed is when the parties at the time the spontaneous contribution is made do not have a business program that includes a future capital increase: in this case the contribution can be classified as a non-repayable/capital contribution, becoming part of the net, which is characterized by the object of the contribution other than money but which does not require any appraisal.

In short, in the case of spontaneous contributions, no appraisal is necessary except for the first hypothesis mentioned above or when the parties from the very beginning express their intention of a subsequent attribution to capital.

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