Parlare di eredità digitale significa riferirsi ai dati, agli accounts e ai beni digitali che una persona lascia al momento del decesso; la gestione di tali beni solleva interrogativi in merito alla successione ereditaria e al ruolo delle piattaforme digitali nel riconoscere e tutelare i diritti degli eredi.
Tutti noi siamo titolari di numerosi servizi online che utilizziamo quotidianamente, basti pensare a social networks, caselle di posta elettronica e piattaforme cloud; tutti questi servizi prevedono specifiche policy per la gestione degli account degli utenti deceduti. In particolare, alcune piattaforme consentono la designazione di un contatto erede (come nel caso di Facebook e Google), mentre altre prevedono la chiusura automatica dell’account in mancanza di attività protratta nel tempo.
Quello che si deve evidenziare è che, in assenza di disposizioni testamentarie esplicite, gli eredi potrebbero incontrare difficoltà nell’accedere agli accounts del defunto o nel recuperarne i contenuti.
Uno strumento utilizzabile per permettere ad un soggetto determinato di accedere a un servizio digitale dopo la propria morte è quello di lasciargli le credenziali per accedere a quel servizio, ricorrendo al c.d. legato di password. Nell’ambito di detto legato, però, bisogna distinguere due diverse ipotesi: una prima ipotesi si ha quando il testatore attribuisce ad un soggetto le proprie credenziali affinché questi le gestisca dopo la sua morte, ma gli eventuali benefici economici del patrimonio digitale cui si accede tramite le credenziali stesse restano in capo agli eredi; altra ipotesi si verifica nel caso in cui il testatore lasci al beneficiario anche il contenuto del server al quale le passwords consentono l’accesso e quindi i diritti su ciò che le credenziali custodiscono.
Per trasmettere le passwords ai beneficiari individuati, il testatore può indicare un determinato luogo in cui le stesse sono contenute (es. cassaforte o cassetta di sicurezza) o può consegnare al notaio un plico sigillato da tenere in deposito e da restituire al soggetto che risulterà legittimato a riceverlo in forza dell’esibizione di una copia del testamento.
Il problema si pone anche per le criptovalute, quali Bitcoin ed Ethereum, che rappresentano un caso peculiare nell’ambito dell’eredità digitale, in quanto non sono regolamentate da un’autorità centrale e sono accessibili esclusivamente mediante chiavi private. La perdita di tali chiavi rende i fondi irreversibilmente inaccessibili. Per garantire la trasmissione del patrimonio digitale agli eredi, dunque, è opportuno predisporre strumenti adeguati quali: la redazione di un testamento contenente precise istruzioni sulla gestione delle criptovalute; la creazione di un sistema di custodia sicuro per le chiavi private, accessibile agli eredi o a un fiduciario; la nomina di un esecutore testamentario con competenze specifiche nel settore digitale.
Da quanto detto, emerge chiaramente come in tema di eredità digitale assuma grande rilievo la redazione di un testamento, così facendo, infatti, ci si può assicurare che i propri beni digitali siano adeguatamente inclusi nella successione ereditaria. In particolare, scegliere di affidarsi ad un notaio per la redazione del proprio testamento in forma pubblica garantisce l’assistenza del professionista nella predisposizione di un atto di ultima volontà che contempli esplicitamente il patrimonio digitale. Il notaio può fornire consulenza sulle modalità di conservazione e trasmissione delle credenziali di accesso a piattaforme digitali e wallet di criptovalute e, allo stesso tempo, consigliare gli strumenti giuridici più idonei alla gestione post mortem degli accounts e delle risorse digitali, in conformità con la normativa vigente.
Da questo breve excursus emerge chiaramente l’importanza di affrontare in maniera consapevole e preventiva la gestione dei propri beni digitali preoccupandosi di disciplinarne le sorti per il periodo in cui si avrà cessato di vivere, anche a tutela dei propri eredi e per evitare la dispersione di risorse potenzialmente rilevanti anche a livello economico.
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Digital inheritance: what happens to our digital assets after death?
Talking about digital inheritance means referring to the data, accounts and digital assets that a person leaves behind at the time of death; the management of these assets raises questions about inheritance and the role of digital platforms in recognising and protecting the rights of heirs.
We all own numerous online services that we use on a daily basis, such as social networks, email accounts and cloud platforms; all these services have specific policies for managing the accounts of deceased users. In particular, some platforms allow for the designation of an heir contact (as in the case of Facebook and Google), while others provide for the automatic closure of the account in the absence of prolonged activity.
What must be emphasised is that, in the absence of explicit testamentary provisions, heirs may find it difficult to access the deceased’s accounts or retrieve their contents.
One tool that can be used to allow a specific person to access a digital service after his or her death is to leave him or her the credentials to access that service, resorting to the so-called password legatee.
In the context of the legacy of passwords, however, two different hypotheses must be distinguished: the first hypothesis occurs when the testator assigns his credentials to a person to manage after his death, but any economic benefits of the digital assets accessed by means of the credentials remain with the heirs; another hypothesis occurs when the testator also leaves to the beneficiary the contents of the server to which the passwords allow access and thus the rights over what the passwords hold.
In order to transmit the passwords to the identified beneficiaries, the testator may indicate a specific place where the passwords are kept (e.g. a safe or safe deposit box) or he may deliver to the notary a sealed envelope to be held in deposit and to be returned to the person who will be legitimated to receive it by virtue of the exhibition of a copy of the will.
The problem also arises for cryptocurrencies, such as Bitcoin and Ethereum, which represent a peculiar case in the field of digital inheritance, as they are not regulated by a central authority and are only accessible through private keys. The loss of such keys renders the funds irreversibly inaccessible. In order to ensure the transmission of digital assets to heirs, therefore, appropriate instruments should be put in place, such as: the drafting of a will containing precise instructions on the management of cryptocurrencies; the creation of a secure safekeeping system for private keys, accessible to heirs or a trustee; and the appointment of an executor with specific expertise in the digital field.
From what has been said, it is clear that when it comes to digital inheritance, the drafting of a will is of great importance, as by doing so one can ensure that one’s digital assets are properly included in the estate. In particular, choosing to rely on a notary for the drafting of one’s will in public form guarantees the professional’s assistance in the preparation of a last will and testament that explicitly includes digital assets. The notary can advise on how to preserve and transmit access credentials to digital platforms and cryptocurrency wallets and, at the same time, advise on the most appropriate legal instruments for the post-mortem management of accounts and digital assets, in accordance with the regulations in force.
From this brief excursus, it is clear that it is important to deal with the management of one’s digital assets in a conscious and preventive manner, taking care to regulate their fate for the period in which one will have ceased to live, also to protect one’s heirs and to avoid the dispersion of potentially significant resources, also at an economic level.
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