Il trust, istituto giuridico di origine anglosassone, ha trovato una crescente applicazione nell’ordinamento giuridico italiano, in particolare nell’ambito della pianificazione successoria.
L’istituto in oggetto si configura come un rapporto giuridico in cui un soggetto, denominato “disponente“, trasferisce beni a un altro soggetto, il “trustee“, affinché questi li gestisca nell’interesse di un terzo, il “beneficiario“. La peculiarità del trust risiede nella separazione patrimoniale: i beni conferiti al trust non fanno più parte del patrimonio del disponente, ma costituiscono un patrimonio autonomo, tutelato da eventuali creditori del disponente stesso. Inoltre, si tratta di un istituto riconosciuto nel nostro ordinamento ma non regolato dalla legge italiana, con la conseguenza che dovrà essere indicata la legge da applicare fra quelle straniere che legiferano in modo specifico sul trust.
Oltre a poter essere istituito con un atto inter vivos dal disponente, il trust può essere previsto all’interno del testamento e ogni forma testamentaria (olografa, pubblica e segreta) può contenere l’istituzione di un trust.
Nel caso di istituzione di trust per testamento bisogna distinguere due ipotesi:
- la costituzione “diretta” di un trust che si verifica quando esso è interamente disciplinato nella scheda testamentaria; in altre parole, il testamento funge da atto unilaterale istitutivo del trust e, altresì, da atto dispositivo con il quale il testatore destina il suo patrimonio o parte di esso ad essere segregato e posto sotto il controllo del trustee;
- la costituzione “indiretta” che si ha quando il testatore impone ai suoi eredi (o ai suoi legatari) di costituire con atto tra vivi, dopo la sua morte, un trust avente determinate finalità e particolari clausole e che sia sorretto da una specifica legge straniera.
In questo caso si deve distinguere:
> se è un trust di scopo, e quindi manca un beneficiario determinato: la disposizione testamentaria sarà da considerarsi quale onere;
> se il testatore indichi dei beneficiari: la disposizione testamentaria sarà da considerarsi quale legato di contratto che può essere oggetto di esecuzione in forma specifica ai sensi dell’art. 2932 c.c.
La flessibilità e la capacità di adattamento alle esigenze delle parti rendono il trust uno strumento di grande rilevanza nella gestione e distribuzione del patrimonio in sede di successione. Tale istituto, infatti, può avere diverse finalità, oltre alla finalità principale di regolare la successione, nello specifico: pianificare le attribuzioni in favore degli eredi, creare una protezione da eventuali future aggressioni ai patrimoni dei figli/discendenti/eredi e, altresì, dalle aggressioni in essere ai patrimoni dei figli/discendenti/eredi.
Nel caso in cui si preveda la costituzione di un trust per testamento, la successione potrà essere regolata dalla legge italiana (ai sensi del Reg. UE 650/2012 la legge applicabile alla successione è di regola quella dell’ultima residenza del de cuius) e solo una attribuzione specifica contenuta nel testamento (la costituzione del trust) sarà regolamentata da una legge straniera.
Quando il testatore procede prevedendo nel suo testamento la costituzione di un trust, egli non solo detta le regole istitutive dello strumento, ma attribuisce direttamente al trustee i beni (o la quota di patrimonio) che egli sarà tenuto ad amministrare in favore dei beneficiari. Ciò ha fatto sorgere un dibattito, nel caso di costituzione diretta di trust per testamento, riguardo la natura giuridica del trustee con rilevanti conseguenze pratiche: se il trustee è considerato erede opereranno le regole del diritto successorio in tema di trasmissione, sostituzione, rappresentazione e accrescimento, nonché in materia di debiti ereditari; al contrario, applicando correttamente la Convenzione dell’Aja, in caso di premorienza o di rifiuto dell’incarico del trustee, il patrimonio segregato sarà devoluto secondo le disposizioni dettate dal testatore in materia di sostituzione del trustee.
In ogni caso, nell’attribuzione dei beni al trustee non vi è alcun intento liberale, nessuna volontà di arricchirlo: il centro della disposizione non è l’attribuzione, che è funzionale al compito, ma l’incarico stesso. I beneficiari finali del trust sono solo i soggetti che il de cuius intende onorare.
Da quanto detto emerge la rilevanza che il trust può assumere in funzione successoria, quale strumento per direzionare il patrimonio ereditario, senza dimenticare il necessario rispetto di alcuni limiti posti dall’ordinamento, ovvero: la tutela dei legittimari e il divieto di pesi e condizioni ai sensi dell’art. 549 cod.civ., la tutela dei creditori del disponente (l’atto di dotazione è revocabile), la meritevolezza dell’interesse dello scopo e il divieto di sostituzione fedecommissaria.
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The Trust for Succession
The trust, a legal institution of Anglo-Saxon origin, has found increasing application in the Italian legal system, particularly in the area of succession planning.
The institution in question is configured as a legal relationship in which a person, called the “settlor”, transfers assets to another person, the “trustee”, so that the latter can manage them in the interest of a third party, the “beneficiary”. The peculiarity of the trust lies in the separation of assets: the assets transferred to the trust are no longer part of the settlor’s assets, but constitute an autonomous asset, protected from any creditors of the settlor himself. Furthermore, it is an institution recognized in our legal system but not regulated by Italian law, with the consequence that the law to be applied must be indicated among the foreign ones that specifically legislate on the trust.
In addition to being able to be established with an inter vivos act by the settlor, the trust can be provided for in the will and any testamentary form (holographic, public and secret) can contain the institution of a trust.
In the case of the establishment of a trust by will, two hypotheses must be distinguished:
the “direct” establishment of a trust which occurs when it is entirely regulated in the testamentary document; in other words, the will acts as a unilateral act establishing the trust and, also, as a dispositive act with which the testator allocates his assets or part of them to be segregated and placed under the control of the trustee;
the “indirect” establishment which occurs when the testator imposes on his heirs (or his legatees) to establish, by an act inter vivos, after his death, a trust having specific purposes and particular clauses and which is supported by a specific foreign law.
In this case, a distinction must be made:
> if it is a trust for a specific purpose, and therefore there is no specific beneficiary: the testamentary provision will be considered as an obligation;
> if the testator indicates beneficiaries: the testamentary provision will be considered as a legacy of a contract which can be the object of specific execution pursuant to art. 2932 c.c.
Flexibility and the ability to adapt to the needs of the parties make the trust a very important tool in the management and distribution of assets in the event of succession. In fact, this institution can have various purposes, in addition to the main purpose of regulating the succession, specifically: planning the attributions in favor of the heirs, creating protection from possible future attacks on the assets of the children/descendants/heirs and, also, from ongoing attacks on the assets of the children/descendants/heirs.
In the event that the establishment of a trust by will is envisaged, the succession may be regulated by Italian law (pursuant to EU Regulation 650/2012 the law applicable to the succession is generally that of the last residence of the deceased) and only a specific attribution contained in the will (the establishment of the trust) will be regulated by a foreign law.
When the testator provides in his will for the establishment of a trust, he not only dictates the rules establishing the instrument, but directly attributes to the trustee the assets (or the share of assets) that he will be required to administer for the beneficiaries. This has given rise to a debate, in the case of direct establishment of a trust by will, regarding the legal nature of the trustee with significant practical consequences: if the trustee is considered an heir, the rules of inheritance law will apply regarding transmission, substitution, representation and accretion, as well as regarding hereditary debts; on the contrary, by correctly applying the Hague Convention, in the event of predecease or refusal of the trustee’s assignment, the segregated assets will be devolved according to the provisions dictated by the testator regarding the replacement of the trustee.
In any case, in the attribution of assets to the trustee there is no liberal intent, no desire to enrich him: the center of the provision is not the attribution, which is functional to the task, but the assignment itself. The final beneficiaries of the trust are only the subjects that the deceased intends to honor.
From what has been said, the relevance that the trust can assume in a succession function emerges, as a tool to direct the inheritance, without forgetting the necessary respect of some limits set by the law, namely: the protection of the legitimate heirs and the prohibition of burdens and conditions pursuant to art. 549 of the civil code, the protection of the creditors of the settlor (the endowment deed is revocable), the merit of the interest of the purpose and the prohibition of fideicommissary substitution.
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